Dott.ssa Giovanna de Leo

Perché sono la persona giusta per te?!

…perchè ti capisco!

La mia storia, infatti, è la storia di una ragazza che a 14 anni ha cominciato a soffrire di mal di testa aureo.

Almeno una volta al mese morivo per 3 giorni: emicrania fortissima, vomito , diarrea e in alcuni casi anche svenimento.

Ovviamente, per molti giorni mi sentivo sfatta e devastata, proprio  come se mi avesse investito un tram.

Il mio mal di testa veniva all’improvviso, in qualsiasi momento della giornata.

Questa cosa mi faceva vivere con ansia, paura e stress, perchè non sapevo mai le mie giornate, il mio lavoro, le mie uscite, i miei viaggi come sarebbero andati.

Inizialmente ho provato con gli antidolorifici…nulla. Anzi era peggio. 

Da li è cominciato il valzer dei medici… nulla.

Non ho potuto far altro che convivere con i sintomi e le mie emozioni negative.

Fin quando dopo ben 14 anni, grazie ad un angelo nutrizionista scoprii qual era la causa.

Ho seguito i suoi consigli e da quel momento la mia vita è cambiata!

Cosi ho deciso di approfondire l’argomento e dopo studi intensi e specifici ho elaborato il mio metodo (clicca qui per scoprirlo) e ho aiutato tanti pazienti, che come me soffrivano da cani!

Proprio come ho fatto con Rosa.

Di seguito ti racconto la sua storia…e anche la mia!

5 anni fa mentre ero di ritorno a casa da lavoro, presa da mille pensieri lavorativi e non, mi arriva una telefonata:

“Buongiorno dottoressa, sono Rosa e ho 36 anni.

Sono disperata: sono intollerante al lattosio, allergica al nichel e celiaca.

In più sono allergica ai pollini, alle graminacee, alle parietarie, alle solenacee (pomodori, patate, melanzane, peperoni) e sono ipotiroidea.

Nonostante segua un’alimentazione priva di tutto ciò che mi può far male, io continuo a stare male, ma che dico: malissimo!

Ho un reflusso continuo che mi da la morte, pruriti che mi fanno impazzire ed un addome gonfio come una mongolfiera.

Mangio poche cose e sto male lo stesso (pausa, sospiro e comincia a piangere).

Tra le lacrime e singhiozzi mi dice: ho girato mille medici e nessuno mi sa dire nulla.

La prego, mi aiuti… Lei è la mia ultima spiaggia”.

Queste ultime parole mi trafissero il cuore.

Ricordo (come se fosse ieri) che era una bellissima giornata di sole, era ora di pranzo, la fame incalzava e, come sempre, avevo fretta perché dovevo correre all’altro studio dall’altra parte della città.

Improvvisamente, però, le mie gambe si fermarono, la fame sparì e il tempo si fermò: più Rosa mi raccontava dei suoi problemi, più dentro di me cresceva una sensazione di malessere: percepii tutta la sua sofferenza e il suo dolore.

Di colpo mi sentii debole, fragile e vulnerabile.  

La sua sofferenza era diventata la mia. Più mi parlava più mi immedesimavo in lei.

Come si fa a condurre una vita cosi? Come si riesce ad affrontare la giornata se il corpo non ti risponde, anzi ti fa stare male? E la socializzazione? Ma perché… riesce ad avere una vita sociale con tutte queste problematiche alimentari e non?  E psicologicamente come fa? Quando sarà stata l’ultima volta che è stata serena e che ha sorriso?

Nel mio cervello era scoppiata una bomba: tra le sue parole, l’abbattimento psicologico in seguito alla percezione della sua sofferenza e le mille domande che mi assalivano, ero letteralmente scioccata.

Dimenticai tutto ciò che avrei dovuto fare: pranzare, la corsa per raggiungere l’altro studio, la programmazione mentale del lavoro del giorno dopo…tutto!

Nella mia mente non esisteva nient’altro che lei!

Ad un certo punto, mi dovetti sedere: il suo grido di aiuto mi sconvolse.

Dovevo fare qualcosa, non potevo non accoglierlo e non potevo permettere che una persona soffrisse così tanto.

Io dovevo farla stare bene, dovevo eliminare le sue sofferenza psico-fisiche legate al cibo, dovevo migliorare la sua qualità di vita…da ultima spiaggia mi dovevo trasformare in primo giorno vacanza!

Cosi, dopo tante lacrime da parte sua, le dissi che avrei fatto di tutto per aiutarla e le diedi appuntamento a stretto giro.

Prima di riprendermi da quello tsunami interiore ci misi dei giorni.

La sola telefonata e i suoi racconti non mi bastavano per trovare la soluzione.

Avevo bisogno di incontrarla, di guardarla in viso, di leggere nei suoi occhi, di ascoltare la sua storia e di farle le mie domande, attraverso le quali interrogo il corpo e capisco la natura e la causa dei suoi segnali.

Si, perché il corpo parla e se lo ascoltiamo ci da tutte le risposte di cui abbiamo bisogno.

Nonostante col sonno abbia un ottimo rapporto (forse fin troppo), per diverse notti non riuscii a dormire perché il mio pensiero era sempre a lei.

Sentivo di avere una missione: farle tornare il sorriso!

Dovevo trovare l’ingranaggio che non funzionava e che bloccava tutta la macchina, dovevo capire quale filo tagliare, se il blu, il rosso o il giallo, per evitare che una nuova bomba le scoppiasse dentro, continuandola a farla stare male, dovevo essere la sua scialuppa di salvataggio prima che andava a sbattere contro l’ennesimo iceberg.

Arrivò il giorno della visita.

Ero tesa ed emozionata allo stesso tempo. 

Rosa entrò dalla porta: carnagione chiara, capelli biondi sfibrati e secchi, pelle delicata, addome gonfissimo, occhi spenti. 

La accolsi con un sorriso, che lei subito ricambiò.

La visita durò molto tempo, riascoltai la sua storia, i suoi sintomi e le feci molte domande che lei reputò “strane” e mi disse che nessuno gliele aveva fatte mai.

Dopo aver ascoltato le sue parole e il suo corpo, le dissi cosa secondo me non andava, quale ulteriore analisi poteva fare per averne la certezza e come le avrei impostato l’alimentazione.

Il giorno dopo le stilai uno schema alimentare cucito su misura per lei e le sue innumerevoli problematiche alimentari.

Dopo 2 giorni mi chiamò, di nuovo in lacrime…aveva avuto l’esito dell’esame…ed era proprio come dicevo io.

Quelle lacrime però erano di gioia!

Si, perché finalmente aveva avuto una risposta alle sue domande e una spiegazione alle sue sofferenze!

Adesso aveva una nuova strada da percorrere, che poteva, finalmente, condurla alla felicità.

E cosi fu.

Infatti, a parte i primi giorni di disintossicazione, tutti i sintomi nel giro di un mese sparirono, i capelli ripresero forza e vigore, la pelle era più luminosa e distesa e i suoi occhi… beh… erano raggianti!

Non dimenticherò mai, quando al primo controllo mi disse: “non so più che significa prendere un antiacido.
Guarda, questo ce l’ho da 15 giorni nella borsa, mi ero anche dimenticata di averlo! Grazie di esistere!”

In quel momento il mio cuore si riempi di gioia, gli occhi di lacrime e il mio viso di un enorme sorriso.

Attraverso l’alimentazione e l’ascolto ero riuscita a dare speranza, gioia e forza di cominciare una nuova vita…e non volevo più smettere!

L’alimentazione ha un ruolo fondamentale nella vita di ogni uomo, ma nei soggetti allergici, intolleranti, con patologie autoimmuni, con problemi di emicrania, pruriti diffusi, colitici, con reflusso… E’ LA VITA!

Sapevo molto bene cosa provava Rosa… anche io so cosa significa stare male…Ho sofferto di emicrania (aurea).

Io sono una di voi!

Conosco molto bene quella sensazione di malessere che ti pervade dalla cima dei capelli fino alla punta dei piedi, che ti rende un’ameba, che ti vieta di condurre la tua vita normalmente e che devasta nel fisico e nella mente.

E tutto ciò improvvisamente.

Si, perché il mio mal di testa arrivava all’improvviso, senza bussare alla porta e senza chiedere il permesso. Veniva e basta.

Mentre stavo bene, cominciavo a vedere qualcosa nell’occhio, come i puntini della televisione quando si spegne. Questi puntini diventavano ben presto una C che dal centro dell’occhio, man mano col passar del tempo si ingrandiva sempre di più fino a scomparire.

E da quel momento cominciava il mio inferno: mal di testa lancinante, infernale e invalidante:

avevo la sensazione che un trapano mi trapassasse le tempie, che un martello battesse in maniera continuativa sul cervelletto, che il cervello fosse in pappa come se messo in un tritatutto, che un masso mi schiacciasse la testa e che il collo fosse duro e rigido come un manganello.

Ma non finisce qui, oltre il mal di testa (che già di per sé era traumatizzante), vomitavo e avevo mal di pancia e scariche di diarrea.

Stavo malissimo.

Dovevo solo stare nel letto, al buio, sperando che passasse presto.

Il tempo medio era 3 giorni: un giorno in cui morivo nel letto (con diverse puntate in bagno) senza mangiare e bere, il giorno dopo dove i sintomi erano diminuiti ma non spariti ma il corpo non rispondeva (la sensazione era quella di essere stata schiacciata e investita da un trattore più e più e volte, prima avanti e poi indietro) e il 3 giorno in cui resuscitavo (lungi da me dal paragonarmi a Gesù :P).

E guai se prendevo qualche farmaco per il mal di testa: tutto ciò che introducevo per via orale, in qualsiasi forma, era immediatamente rigettata dal mio stomaco.

Praticamente non avevo soluzioni, ero spacciata per le future 72 ore.

Senza considerare il contraccolpo che aveva la mia psiche.

Infatti, il mio mal di testa mi veniva a trovare almeno una volta al mese (un periodo anche 1 volta ogni 10 giorni), non c’era un momento preciso, lui veniva e basta. Senza avvisare. Poteva essere mentre lavoravo, mentre ero in discoteca, mentre ero a cena con amici, di domenica a pranzo con i parenti, mentre passeggiavo o mentre facevo sport, addirittura anche mentre dormivo.

In poche parole: faceva ciò che voleva.

E questo mi faceva vivere nel terrore. Si, esattamente, proprio nel terrore.

Ero terrorizzata perché poteva venire da un momento all’altro rovinando qualsiasi cosa stessi facendo o stessi per fare.

Ricordo che una volta mi venne mentre mi stavo preparando per andare a festeggiare il mio compleanno…serata rovinata!

E io ci tengo tanto al mio compleanno e ai festeggiamenti in generale…

Un’altra volta mi venne mentre ero a lavoro: avevo una giornata pienissima e non volevo disdire gli appuntamenti per non creare un disservizio ai pazienti.

Cosi strinsi i denti, resi partecipi i miei pazienti del mio malessere e che, quindi, non ero al top (furono tutti carini e comprensivi) e, con la testa che pensavo mi scoppiasse e/o si staccasse da li a breve, e con diverse puntate in bagno perché il mio stomaco si ribellava, riuscii a portare a termine la giornata.

Mi ci vollero 4 giorni prima di tornare energica e vitale come sempre.

Ho cominciato a soffrire di questo mal di testa intorno ai 14-15 anni (era il primo anno di liceo), fino ad allora nessun problema particolare. I primi anni sono trascorsi facendo indagini e accertamenti ma non usciva nulla. Medici, medici e ancora medici. “Sarà lo stress, dicevano. Saranno i denti. Sarà la cervicale, ecc…”

Mentre cercavamo di capire quale fosse la natura del mio problema io continuavo a stare male. E cosi, passarono anni.

Nessuno hai mai capito il perché stessi cosi.

A questa prima fase di ricerca fallita miseramente, seguì la seconda fase: quella della convivenza (ma non dell’accettazione).

Ormai avevo circa 20 anni, capii che quei mal di testa facevano parte della mia vita e che niente e nessuno poteva darmi la soluzione: avrei vissuto nel terrore e nella sofferenza a vita (seppur limitato a 3/6 giorni al mese).

Passarono altri anni, il mio percorso universitario si concluse nel minor tempo possibile e con il massimo dei voti, ma io ancora non avevo risolto il mio problema.

Era sempre lì, nascosto e pronto a farmi agguati quando meno me l’aspettavo.

Passarono ancora altri anni, avevo 28 anni, quando alla porta del mio studio bussò Valentina, un’informatrice scientifica di una casa di fitoterapici.

Tra me e lei subito si instaurò un ottimo rapporto.

Valentina, durante un incontro, mi propose di affiancare un nutrizionista senior che lavorava a Bergamo e a Milano: il dottor Massimo.

La mia prima risposta fu negativa, perché affiancarlo significava essere via per una settimana e lo trovavo un disservizio per i pazienti, dal momento che da quando li ho in “cura” mi impegno con ognuno di loro.

Temevo potessero sentirsi trascurati.

E con il senso del lavoro e del dovere che ho mai potevo permettere una cosa del genere.

Valentina insistette molto, e per parecchio tempo.

Ma io ero ferma immobile sulla mia idea.

Contemporaneamente, in me cominciò a nascere un senso di irrequietezza e di insoddisfazione.

Ci misi giorni prima di capire che era collegato al lavoro.

Far dimagrire non mi bastava più.

Nonostante l’agenda piena, tantissimi successi e soddisfazioni e bellissimi rapporti con i pazienti, sentivo che potevo e dovevo fare altro e di più.

Ma non capivo e, soprattutto, non sapevo cosa.

Valentina tornò a bussare alla porta del mio studio e mi propose per l’ennesima volta l’affiancamento, chiedendomelo quasi in ginocchio.

A quel punto dissi di sì.

E gliene sarò grata per tutta la vita.

Prima di prenotare i treni, ne parlai anche con i miei pazienti, spaventata da una loro possibile reazione negativa.

Raccontai loro l’accaduto e la motivazione e, quindi, chiesi se non era un problema fissare il controllo a 3 settimane e non a 2.

Nessuno mi fece problemi o si sentì trascurato, anzi: appoggiarono questa decisione e facevano il tifo per me! (Li ho amati!)

Tirai, quindi, un bel sospiro di sollievo e, più tranquilla, partii.

Arrivai di lunedì pomeriggio e subito andai allo studio del dott. Massimo, ignara di ciò che mi stava per capitare.

Ero emozionata, tesa, con il batticuore, le mani gelate e, come sempre mi capita, un viso rosso come un peperone!

Lui mi mise subito a mio agio, mi fece accomodare vicino a lui e fece entrare la prima visita.

Ne seguirono altre 6, tutte di 1 h ora l’una (finimmo tardissimo).

Nessuno dei pazienti di Massimo doveva dimagrire, avevano tutti sintomi fisici come reflusso e colite, che lui curava attraverso l’alimentazione. O meglio, individuava gli alimenti che li potevano creare e li eliminava.

Niente calorie, niente calcoli ma, soprattutto, niente dieta mediterranea! Ero scioccata, non potevo credere ai miei occhi e alle mie orecchie.

Non facevo altro che prendere appunti e pendere dalle labbra di Massimo.

Ero seduta su una sedia in legno in un bellissimo studio antico di Bergamo con colonne doriche e un soffitto affrescato, ma in realtà, ero in una dimensione parallela.

Ricordo ancora quella prima notte a Bergamo, sola in quella stanza, carica di adrenalina, con il cuore che batteva all’impazzata, e con la testa che scoppiava perché non smetteva di frullare, incredula per quello che mi era successo il pomeriggio.

Ero confusa, non sapevo se credere a quello che avevo visto e sentito poche ore prima o se continuare a credere alla dieta mediterranea e a ciò che mi era stato insegnato all’università e ai corsi di formazione in10 anni.

Passai circa 2 ore a rileggere tutto quello che avevo scritto durante il pomeriggio per capire meglio ed essere preparata per i giorni seguenti.

Presi sonno alle 4 del mattino e a fatica.

Poche ore dopo, avevo appuntamento con Massimo per andare allo studio di Milano: 12 h no stop di visite e anche stavolta nessuno che doveva dimagrire!

Mi rimase impressa una donna, sulla 60ina che chiese aiuto a Massimo perché soffriva di acufene e labirintite, e lui trovò una spiegazione in ciò che mangiava.

Anche quel giorno: niente calorie, niente calcoli, tanti tabù sfatati, tanti baluardi alimentari sradicati e, nuovamente, niente dieta mediterranea (perché non è adattabile a tutti)!

Io ero basita e scioccata.

Non capivo più nulla: anni e anni di studi per vedermi crollare tutte le informazioni universitarie in poche ore.

Non volevo crederci, pensavo che non era possibile e che era tutto un sogno.

E invece no. Era tutto vero.

Un nuovo mondo mi si stava aprendo davanti agli occhi: la nutrizione funzionale.

Fu un’esperienza spaziale.

Parlai con Massimo del mio mal di testa e di alcune sensazioni che avevo spesso, per non dire sempre: il gonfiore addominale, la pesantezza e la stitichezza.

Mi disse che il tutto, anche il mal di testa, poteva dipendere dall’alimentazione.

Probabilmente c’era qualcosa che mangiavo (pur seguendo una dieta mediterranea) che mi intossicava e che, quindi, il mal di testa e le contemporanee sintomatologie gastro-intestinali potevano essere un modo del mio corpo per disintossicarsi.

Anche a me trovò degli alimenti che potevano causarmi tutto ciò e mi consigliò di eliminarli per un po’.

Era tutto ciò che amavo e che non credevo possibile eliminarli dalla mia vita.

Ma, visto che oramai ero nel mondo della nutrizione funzionale e avevo visto e sapevo che con questo tentativo potevo vivere meglio, mi feci forza e ci provai.

I primi 3 giorni furono molto tosti, ma non mollai.

Dal 4° giorno già stavo decisamente meglio a livello di gonfiore addominale e pesantezza di stomaco.

Dopo un paio di mesi, gli attacchi di emicrania erano ridotti al 20% (solo di natura ormonale o muscolo-tensiva).

Non avevo più paura di stare male mentre lavoravo o intossicarmi mentre ero in compagnia e la mia qualità di vita era decisamente migliorata.

Piano piano reintrodussi tutti gli alimenti tolti, tranne 2.

Ma non per mia scelta, bensì per scelta del mio corpo.

Ogni qual volta provavo a mangiarli lui mi mandava segnali forti e chiari: tagli sulla lingua, pizzicore in bocca e prurito al palato.  

Adesso non li mangio più nonostante mi piacciano molto ma non per costrizione, per scelta… perché so che mi fanno male.

Da quel benedetto giorno in cui ho conosciuto Massimo, la mia vita è cambiata!

Sia a livello personale (psico-fisico), sia a livello professionale: avevo trovato la risposta alla mia insoddisfazione: potevo aiutare gli altri migliorando la loro qualità di vita attraverso l’alimentazione!

Reflusso, gastrite, gonfiore, colite, emicrania, pruriti, stitichezza, stanchezza, dolori articolari, allergia al nichel, patologie autoimmuni…tutto passa attraverso l’alimentazione!

Tornata a Napoli, presi in considerazione l’idea che oltre alla della dieta mediterranea (che rimane comunque una valida alternativa e un corretto stile di vita) c’era anche altro, mi staccai dalle calorie, dalle credenze ataviche e mi discostai dal pensiero della società, dei mass media e dei medici sull’utilizzo imprescindibile di determinati alimenti.

Per me è il corpo che parla attraverso sintomi particolari che io considero “spie” e, se mi rendo conto che quel determinato alimento lui non lo vuole, io non glielo do! Anche se ci sono mille studi scientifici a favore.

E fin ora ho sempre avuto ragione io!

 

Grazie a Massimo, ho scoperto la medicina cinese. Una medicina che si discosta totalmente da quella occidentale, basata sulla visione del corpo umano a 360°.

Assetata di conoscenza, anni dopo (nel 2019) mi sono imbattuta in una disciplina olistica che dà man forte al mio metodo: la kinesiologia applicata.

La kinesiologia applicata è una disciplina basata sulla medicina cinese che individua le cause dei disturbi di vari organi attraverso la valutazione della funzione muscolare. Il test muscolare riconosce blocchi, squilibri e disarmonie fisiche (strutturali), biochimiche(alimentari) ed emozionali (psicologiche), che mi consentono di individuare le soluzioni idonee a recuperare l’armonia e il benessere perduto del paziente.

Attraverso la kinesiologia applicata, riesco a dare concretezza materiale a ciò che capisco durante la visita: faccio toccare con mano, anzi con muscolo (😜), al paziente la causa del problema e gli offro la soluzione che lo farà stare bene!

Cosa aspetti a darti una seconda possibilità e cominciare una nuova vita come abbiamo fatto io, Rosa e tantissimi pazienti?!?!

Basta sprecare altro tempo e altra “salute”!

E’ giunta l’ora di volerti bene e di stare bene: clicca qui e prenota la tua prima visita.

E ricorda: un’alimentazione funzionale per funzionare…meglio! 😎💪🏼

La tua dottoressa Jo 🍀